Limiti degli schermi OLED e AMOLED,
il poco noto effetto PenTile.
Quando parliamo di schermi OLED o AMOLED, siamo abituati ad associarli a colori spettacolari, neri perfetti e buoni consumi. Ma come ogni tecnologia, anche questi pannelli, se osservati con attenzione (o in alcuni casi nell’uso quotidiano su modelli specifici), possono presentare piccoli difetti o compromessi invisibili alla maggior parte degli utenti ma percepibili ai più attenti. Uno di questi è il cosiddetto effetto PenTile.
Cos’è il “PenTile”?
Il termine PenTile si riferisce a un tipo di disposizione sub-pixel all’interno dei display OLED e AMOLED.
In un pannello classico LCD RGB (Red-Green-Blue), ogni pixel ha tre sub-pixel ben definiti: uno rosso, uno verde e uno blu.
Nel layout PenTile invece, ogni pixel condivide i sub-pixel con i pixel vicini: solitamente c’è un numero inferiore di sub-pixel blu e rosso rispetto al verde.
Questo significa che:
- Ogni pixel non ha sempre i suoi tre sub-pixel dedicati.
- I sub-pixel vengono “riciclati” tra i pixel adiacenti, creando una matrice più efficiente dal punto di vista energetico e produttivo.
Dal punto di vista tecnico, è una scelta molto furba: Samsung, pioniera dell’AMOLED mobile, ha adottato questo schema per migliorare la durata del pannello (poiché blu e rosso si degradano più rapidamente), ridurre i consumi e permettere una produzione più efficiente. Nell’uso quotidiano dei vari dispositivi notare differenze è pressoché impossibile, ma può essere percepito con più facilità oltre che in condizioni specifiche, in display che non forniscono una densità di pixel particolarmente elevata – inferiore a 400 ppi circa. In sostanza la fascia di smartphone media ed economica.
Di conseguenza, quando questo “effetto” si manifesta, o per meglio dire emerge questo limite, sarà possibile notare una più o meno evidente perdita di nitidezza nei testi, sgranatura più o meno marcata ai bordi dei caratteri, o peggio una trama a matrice visibile su sfondi anche omogeni con bassa luminosità. In modo spontaneo ci potremmo chiedere perché venga ancora utilizzato questo layout ma la risposta è piuttosto semplice: si aumenta la durata dei sub-pixel, nello specifico quelli blu, e un dispendio energetico inferiore grazie all’inattività di diversi sub-pixel. In ultimo ma non per importanza, si riescono a realizzare schermi più sottili e flessibili. Favorendo di fatto design curvi o pieghevoli.
Anche i top di gamma utilizzano un layout PenTile?
Il layout PenTile non è limitato solo ai primi OLED o ai pannelli base: è una caratteristica strutturale di quasi tutti i pannelli OLED moderni, compresi quelli più avanzati come Super AMOLED e Dynamic AMOLED di Samsung. Attualmente presente su tutta la gamma Galaxy S24/S25 Ultra, Z Fold5/Fold6, Flip6/Flip7. Tuttavia superando l’ostacolo dei 500 ppi di densità dei pixel, gran parte dei potenziali problemi sono pressoché invisibili. Samsung ha comunque perfezionato la tecnologia dei suoi display impiegando la tecnologia Diamond Pixel.
Apple e la gestione dei sub-pixel
Mentre Samsung utilizza Diamond Pixel come evoluzione del layout PenTile per migliorare efficienza, nitidezza e durata del pannello OLED, Apple ha scelto una strada diversa per i suoi display Super Retina XDR OLED. L’approccio di Cupertino è più vicino al layout RGB classico, o meglio a un “Stripe RGB” ottimizzato”, dove ogni pixel ha i suoi tre sub-pixel distinti (rosso, verde, blu), senza condivisione. Come invece avviene nel PenTile.
Questo schema consente ad Apple di ottenere:
- Nitidezza superiore nei testi, in particolare neri su sfondo chiaro.
- Resa dei contorni più netta e senza artefatti visibili nemmeno su densità sotto i 500 ppi.
- Uniformità visiva eccellente anche a basse luminosità.
No a PenTile, si ad altre criticità
Apple evita di fatto le complicazioni del PenTile, tuttavia deve scontrarsi con altre criticità legate all’uso di display OLED. Anche nei tradizionali pannelli RGB i pixel blu si degradano velocemente. Per arginare questo problema o limitarlo, ogni pannello viene calibrato singolarmente modificando l’intensità massima di questi pixel che saranno dunque dinamici, in modo da cambiare in base a temperatura e condizioni d’uso.
I consumi non sono ottimali, infatti nei pannelli RGB OLED ogni pixel lavora attivamente. Anche per la visualizzazione del bianco. A parità di immagini visualizzate infatti, consuma di più rispetto al layout di Samsung. Oltre a ProMotion per il refresh rate, anche l’attenta gestione della retroilluminazione OLED dinamica impatta positivamente nell’ecosistema Apple. Questo anche grazie a True Tone e sensori ambientali.
Comunque paradossalmente, per quanto di fatto sia una guerra a chi produce il miglior smartphone e il miglior display, la stessa Apple si affida a partner come Samsung ed LG per la produzione degli stessi, alla quale commissiona prodotti specifici, quindi customizzati per le proprie esigenze. E anche questo ha un costo, oltre al problema di mantenere alto lo standard qualitativo in prodotti di massa come smartphone o tablet.





