Cos’è Diamond Pixel – la tecnologia che vuole risolvere i problemi noti degli schermi OLED e AMOLED con layout PenTile. Nel percorso di perfezionamento dei suoi schermi AMOLED, Samsung non si è fermata alla semplice adozione del layout PenTile tradizionale. Con l’avvento dei display Super AMOLED di fascia alta e poi soprattutto dei Dynamic AMOLED 2X sui Galaxy top di gamma, l’azienda ha introdotto una disposizione ancora più raffinata: il Diamond Pixel.
Cos’è Diamond Pixel
Ma di cosa si tratta esattamente? Il concetto di Diamond Pixel nasce dall’esigenza di rendere la disposizione dei sub-pixel più efficiente senza sacrificare la qualità visiva, anzi migliorandola. Sappiamo infatti che nei tradizionali schermi smartphone, anche flagship, per aumentare durata e ridurre i consumi, si accettano compromessi più o meno importanti ed evidenti. Uno di questi è la nitidezza dei testi in particolari condizioni.
Nella configurazione Diamond Pixel, i sub-pixel non sono più disposti in una griglia perfetta come nei classici RGB. I sub-pixel verdi — quelli che l’occhio umano percepisce meglio — sono più numerosi e disposti in una forma a diamante, mentre quelli rossi e blu sono più grandi ma meno numerosi, adattandosi ai limiti fisici della tecnologia OLED. Questo si traduce in:
- L’immagine appare più nitida rispetto a un classico PenTile.
- I contorni dei testi, soprattutto sui display ad altissima densità di pixel (come quelli del Galaxy S25 Ultra), risultano più uniformi e meno “sgranati” rispetto al passato.
- La resa cromatica e la gestione del contrasto beneficiano di una disposizione più naturale e bilanciata dei colori.
Diamond Pixel non è un vero RGB puro,
ma un’evoluzione per un miglior compromesso.

Se ti stai chiedendo se Diamond Pixel è meglio, la risposta è si. Indubbiamente applicando questa tecnologia ai tradizionali layout PenTile la situazione cambia notevolmente. Anzi tutto la densità percepita è migliore rispetto ai per così dire vecchi AMOLED. In sostanza i contenuti vengono visualizzati in modo più nitido, specie se applichiamo questo concetti ai testi, su cui invece Apple è davvero molto forte.
Consumi energetici e durata dei pannelli sono migliorati, non tanto perché la tecnologia di base vada a stravolgere qualcosa. Samsung è riuscita a perfezionare sia l’efficienza dei sub-pixel, ma anche a renderli più efficienti a parità di luminosità. Quindi a parità di energia spesa la resa è migliore, ma non parliamo comunque di differenze così abissali, almeno ad oggi. Diverso invece il discorso se lo confrontiamo con un OLED più classico allora le differenze sono più mercate.
Il Risparmio Energetico conta
Differenze non esagerate certo, ma comunque da evidenziare. Test interni di Samsung e di testate specializzate come DisplayMate hanno segnalato anche un risparmio energetico tra il 5 e l’8%. Questo si può anche tradurre in circa 30 minuti di autonomia extra in condizioni di utilizzo quotidiano, non troppo specifico. Non solo, questo consente a Samsung di spingere la luminosità dei proprio display oltre i limiti convenzionali senza impattare eccessivamente sulla batteria.
Samsung non abbandonerà Diamond Pixel,
almeno per ora.
Attualmente, non ci sono indicazioni ufficiali su un abbandono del layout Diamond Pixel da parte di Samsung per la prossima generazione di smartphone. Del resto, se consideriamo ad esempio i test condotti da DXOMARK, S25 Ultra si classifica con un punteggio di 160 pt, che è il più alto mai registrato da loro. Con una luminosità di 2.600 nit e un rivestimento antiriflesso, si posiziona come punto di riferimento nel segmento ultra-premium. Non sappiamo se il futuro dei display per mobile sia OLED oppure MicroLED, ma sicuramente l’azienda continuerà ad ottimizzare le proprie tecnologie per spingere i confini oltre il limite.





