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Comet e ChaGPT Atlas: e i forti rischi legati alla sicurezza

Comet e ChaGPT Atlas. I browser AI sono l’ultima grande promessa del mondo tecnologico. L’idea è affascinante: un browser che non si limita a mostrarti il web, ma agisce al posto tuo. Tutti vorrebbero poter prenotare velocemente un tavolo, aggiungerlo al calendario e mandare gli inviti ai commensali. Fa figo, in molti casi risparmi tempo, sono automazioni e una nuova era tecnologica che incuriosisce. Risparmiare tempo e fatica, spesso però può trasformarsi nel peggiore degli incubi. Non è detto che accada a te, ma è bene conoscere i limiti legati alla sicurezza oggi presenti.

Questa stessa potenza è ciò che rende i Browser AI incredibilmente attraenti per gli hacker. Invece di dover rubare le tue password o ingannarti con email di phishing, un attaccante può semplicemente ingannare l’intelligenza artificiale del tuo browser. È come se, invece di forzare la serratura di casa, potessero semplicemente convincere la domestica a farli entrare. Questo cambio di paradigma ha aperto un campo di battaglia completamente nuovo per la sicurezza informatica, e browser come Comet di Perplexity e Atlas di OpenAI sono in prima linea, nel bene e nel male.

Nei rischi principali dei Browser AI,
Comet e ChatGPT Atlas sono in prima linea.

Prima di analizzare i singoli browser, è fondamentale capire qual è il rischio comune a tutti. Il problema principale si chiama prompt injection indiretto. In parole semplici, significa che un sito web può nascondere istruzioni malevole nel suo contenuto, invisibili a un essere umano ma perfettamente leggibili per un’intelligenza artificiale. Quando chiedi al browser di riassumere una pagina, l’AI legge tutto, incluse le istruzioni nascoste, e potrebbe eseguirle pensando che provengano da te.

Questo è un problema architetturale, non un semplice bug. Se il browser ha accesso alla tua email, al calendario, o ad altri servizi, un attacco di questo tipo potrebbe, in teoria, leggere le tue email, rubare informazioni, o compiere azioni a tuo nome. È per questo che la domanda “posso fidarmi del mio browser AI?” è così importante.

Comet vs. Atlas: rischi simili,
ma approccio diverso.

Analizzando la cronologia degli eventi dal loro lancio, emerge un quadro chiaro delle sfide di sicurezza che entrambi i browser hanno affrontato. Comet di Perplexity è il primo ad arrivare sul mercato, lanciato il 9 luglio come prodotto esclusivo per abbonati. Appena due settimane dopo, il 25 luglio, il team di sicurezza del browser Brave scopre e segnala una vulnerabilità critica. Dimostrano che è possibile nascondere comandi in una pagina web per istruire Comet a rubare dati sensibili dell’utente. Perplexity risponde, implementa una correzione, ma Brave la testa di nuovo e scopre che l’attacco è ancora possibile. Non è un buon inizio.

CometJacking, già
ad Agosto 2025.

La situazione per Comet peggiora a fine agosto. La società di sicurezza LayerX scopre un attacco ancora più sofisticato, che chiamano “CometJacking”. Con un singolo link malevolo, un attaccante può ordinare a Comet di accedere alla sua memoria (dove conserva informazioni sulle tue attività), rubare dati come email e appuntamenti del calendario, codificarli per non essere scoperto, e inviarli a un server esterno.

La scoperta è grave, ma la risposta di Perplexity lo è ancora di più. Secondo i ricercatori di LayerX, Perplexity classifica il problema come se non avesse “nessun impatto sulla sicurezza”, una mossa che preoccupa profondamente la comunità degli esperti. Suggerisce che l’azienda stia sottovalutando, o non comprendendo appieno, la gravità del rischio.

LayerX rivela che Comet è 85% più
vulnerabile al phishing rispetto a Chrome.

A metà settembre, un altro studio di LayerX rivela che Comet è 85% più vulnerabile al phishing rispetto a Chrome. Il motivo è semplice: non utilizza le tecnologie di protezione standard come Google Safe Browsing. Questo significa che, se navighi con Comet, hai molte più probabilità di finire su un sito fraudolento senza che il browser ti avverta.

L’entrata in scena di ChatGPT Atlas:
un nuovo Browser che conferma i rischi.

Il 20 ottobre, OpenAI lancia il suo browser, ChatGPT Atlas. Appena due giorni dopo, il 22 ottobre, Brave pubblica una nuova ricerca: anche Atlas è vulnerabile allo stesso tipo di attacchi di prompt injection di Comet. Dimostrano che è possibile nascondere comandi in immagini o testo per ingannare l’AI.

Tuttavia, la gestione della crisi da parte di OpenAI è radicalmente diversa. L’azienda riconosce pubblicamente la vulnerabilità, ringrazia i ricercatori, e la inserisce nel suo programma di “bug bounty”, offrendo una ricompensa a chi trova e segnala problemi di sicurezza. Non minimizza il problema, ma lo tratta come una sfida seria da risolvere in collaborazione con la comunità.

Nello stesso mese, emergono altre vulnerabilità per Comet, inclusi attacchi tramite screenshot con testo quasi invisibile. Il pattern diventa chiaro: Perplexity continua a tappare le falle man mano che vengono scoperte, ma non affronta il problema architetturale di fondo.

Comet e ChaGPT Atlas:
chi vince sul fronte sicurezza.

Dopo aver analizzato gli eventi, è chiaro che nessuno dei due browser è attualmente sicuro per gestire informazioni sensibili. Entrambi soffrono dello stesso problema fondamentale: non riescono a distinguere in modo affidabile tra i comandi dell’utente e le istruzioni malevole nascoste nel web. Usarli per accedere al tuo conto in banca, alla tua email di lavoro, o a documenti riservati è, al momento, una pessima idea.

Tuttavia, se dovessimo scegliere un “vincitore” in termini di sicurezza futura e fiducia, questo sarebbe ChatGPT Atlas. Non perché sia tecnicamente più sicuro (le vulnerabilità sono simili), ma per come OpenAI ha gestito la crisi. La trasparenza, il riconoscimento del problema, e la collaborazione con i ricercatori di sicurezza sono segnali di maturità. Un’azienda che ammette i propri difetti e lavora pubblicamente per risolverli ispira più fiducia di una che tende a minimizzarli.

Per chiunque voglia sperimentare con questi nuovi strumenti, il consiglio è uno solo: trattateli come esperimenti interessanti, non come compagni fidati. Usateli per ricerche su informazioni pubbliche, per riassumere articoli, per confrontare prodotti, ma teneteli lontani dalla vostra vita digitale più importante. Create account separati e “sacrificabili” per connettervi ai servizi, e non date mai per scontato che le azioni che compiono siano sempre e solo quelle che avete richiesto. Il futuro della navigazione web è probabilmente questo, ma la strada per renderlo sicuro è ancora lunga.

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