Comet è il browser AI di Perplexity, uscito gratuitamente a ottobre 2025, con l’ambizione di trasformare il modo in cui navighiamo il web. È una promessa interessante, ma come con molti strumenti in fase iniziale, la realtà è più complicata della presentazione. Le differenze comunque non stanno solo nel marketing, ma nell’esperienza d’uso.
Dove Chrome e Firefox ti costringono ancora a navigare tra decine di tab, copiare informazioni avanti e indietro, e perdere il filo dei tuoi ragionamenti, Comet trasforma il web in una conversazione continua. È come avere un assistente che non solo capisce cosa stai cercando, ma anticipa cosa ti servirà dopo. Comet è disponibile per Windows 10 e 11, e per macOS con chip Apple Silicon (M1, M2). Il file di installazione per Windows (.exe) può essere scaricato direttamente dal sito ufficiale perplexity.ai/comet. Linux non è ancora supportato ufficialmente, anche se Perplexity ha accennato a piani futuri per questa piattaforma.

Guida a Comet: è il Browser
che pensa con te?
Quando accendi Comet per la prima volta, l’interfaccia è pulita e familiare: è costruito su Chromium, la stessa base di Chrome, Edge e Brave. Quello che lo distingue è il pannello laterale con l’assistente AI, che secondo Perplexity dovrebbe comprendere ogni pagina che visiti, anticipare i tuoi bisogni, e automatizzare le attività ripetitive.
La teoria è affascinante. Invece di cliccare manualmente tra siti, compilare moduli, e sintetizzare informazioni, parli al tuo browser come faresti con un collega competente. Gli dici “confronta i prezzi di questo prodotto su tre siti diversi” e Comet fa il lavoro per te. Sulla carta, questo dovrebbe rivoluzionare la produttività. Il pubblico è stato entusiasta, almeno inizialmente.
Dopo le prime due settimane di utilizzo, usciti dalla fase di euforia sono cominciati ad emergere i primi dettagli e recensioni potremmo dire. Tra i principali problemi emergono una particolare lentezza. Comet quindi non sembra il browser più veloce ma comunque tra i più intelligenti. Se parliamo invece di azioni che Comet deve compiere, si è vero che posso volerci dei minuiti o secondi in base a cosa gli chiediamo, ma è anche vero che anche per comporre un’email, il browser AI deve: analizzare la pagina, fare screenshot, scrivere, e tutta una serie di operazioni che solo su carta sono semplici. E’ evidente che per operazioni semplici l’intervento umano è ancora migliore.
Quando usare Comet,
e quali utenti dovrebbero usarlo?
Comet ha senso per chi è curioso di sperimentare con la tecnologia AI nel browser, chi lavora con ricerca di informazioni e sintesi di contenuti, e chi ha tempo per supervisionare quello che il browser fa. Non è ancora un rimpiazzo completo del browser quotidiano per la maggior parte degli utenti. Non rimpiazza l’essere umano. E ancora una volta va ribadito il concetto di: supervisione. Dove Comet è davvero utile è nei compiti conversazionali quotidiani. Se leggi un articolo complesso di economia e vuoi che il browser te lo spieghi in termini semplici, funziona molto bene.
Tuttavia se il tuo lavoro dipende da automazioni web affidabili, da comunicazioni precise via email, o da accesso sicuro a informazioni sensibili, Comet non è pronto per questo tipo di lavoro. È un proof of concept, non un prodotto maturo secondo diversi esperti del settore. Specie se andiamo a toccare la questione sicurezza.
Problema allucinazioni,
dati fuorvianti.
Io stesso quando utilizzo l’IA per compiti che riguardano la ricerca o scrittura di alcuni contenuti, mi rendo conto che troppe volte, anzi praticamente sempre, ci sono inesattezze, informazioni errate, fuorvianti. Insomma l’IA ancora oggi tende ad improvvisare, o a tirare a indovinare, quando non è sicura di ciò che deve scrivere. Secondo alcuni giornalisti; durante delle prove in ambito professionale, Comet ha omesse di estrapolare alcune fonti dalle schede aperte nel browser, e ha tirato delle statistiche che di fatto non esistevano. L’intervento umano è stato quindi ancora una volta fondamentale, ma in pratica avrebbe potuto far direttamente lui il lavoro senza revisione più volte quello fatto dall’intelligenza artificiale.
A quanto pare poi, Comet non memorizza i risultati dei suoi compiti. Se chiedi al browser di cercare qualcosa e fare un’analisi, non c’è un Log di quello che ha fatto. Non puoi verificare se ha veramente eseguito l’istruzione correttamente, se ha visitato le pagine giuste, o se ha solo generato risposte plausibili. Questo rende molto difficile affidare a Comet lavoro dove la verifica è importante.
Cosa funziona in Comet
e cosa no, per il momento.
Comet brilla nei compiti semplici: riassumere articoli, spiegare concetti complessi, cercare informazioni su argomenti specifici. Questi sono esattamente i compiti per cui è stato costruito. Di fatto è ciò che facciamo con perplexity, ChatGPT o Claude. Dove inizia a perdere colpi è nei compiti che richiedono una vera comprensione del contesto. Ci sono dei commenti sparsi in cui un utente ha provato un’azione complessa ma alla portata dell’AI: compilare moduli online o prenotare voli. Scoprendo però che Comet è incredibilmente bravo a cliccare pulsanti e riempire campi, ma occasionalmente legge male un campo o invia un’informazione errata.
Ci sono altri campi in cui Comet non sembra brillante. Vi faccio l’esempio di ChatGPT: chiedi di creare un grafico, formato PNG standard. L’IA inizialmente vi dirà che non ci sono assolutamente problemi. Da li in poi inizia il calvario. Chatbot di quel tipo non sono tecnicamente in grado di creare dei grafici complessi, ma posso farlo solo generando un prompt di immagini. Tuttavia continuerà a provare in tutti i modi, con passaggi lunghi, complessi. Al termine vi dirà probabilmente che non ci è riuscito. A meno che, non gli chiedete direttamente di creare un’immagine e via. Ovviamente con tutti i problemi del caso.
E’ il caso di Gmail e il Calendario Google che sono particolarmente problematici. Comet fatica con gli strati di sicurezza che Google ha messo in atto, e spesso le automazioni che promettono (gestire email, organizzare il calendario) si interrompono o rimangono incomplete. È come se il browser dicesse “sì, posso farlo” e poi non ci riesca.
Comet e gli aspetti di sicurezza: prompt injection,
patch di sicurezza e la risposta di Perplexity.
A luglio 2025, il browser Brave ha scoperto che Comet è vulnerabile ai “prompt injection” indiretti. Significa che un sito web con istruzioni nascoste nel codice potrebbe dire a Comet di fare cose che l’utente non ha richiesto, come estrarre la tua email, la tua password, i tuoi eventi del calendario. Comet non riesce a distinguere tra quello che il sito web dice e quello che dici tu (secureitworld).
Perplexity ha detto di aver risolto il problema in agosto. Ma a settembre, Brave ha trovato altre vulnerabilità, usando una tecnica diversa (screenshot nascosti nelle pagine web). A ottobre, il team di LayerX ha documentato una vulnerabilità che chiama “CometJacking”, dove una singola URL potrebbe estrarre email, dettagli del calendario, e informazioni da servizi connessi.
Il pattern è preoccupante: Perplexity corregge un buco di sicurezza, ma gli attaccanti ne trovano un altro. Questo suggerisce non semplici bug da risolvere, ma una questione strutturale nel design del browser. Non sa veramente distinguere tra comandi dell’utente e comandi dal web, ed è difficile da risolvere in modo definitivo. Articolo da approfondire: When your AI browser becomes your enemy: The Comet security disaster.
Comet ha rimpiazzato gli attuali Browser?
I compiti di automazione più sofisticati rimangono un’area di interesse più che di affidabilità. Funzionano in buona parte, ma richiedono attenzione di tipo umano, e il risultato non è sempre esattamente come te lo aspetti. Insomma, Comet è un ottimo strumento per iniziare ad esplorare l’IA da un punto di vista diverso, più integrato, come fosse un assistente personale, non serve andare quindi su ChatGPT o Perplexity.
Ma allo stato attuale delle cose il Browser Comet non rimpiazza gli attuali strumenti di lavoro e nemmeno i Browser tradizionali. C’è da lavorare molto sulla questione sicurezza, sulla velocità delle operazioni, rendere veramente immediate e snelle pratiche quotidiane come mandare email o report, senza per forza dover supervisionare tutto, ma credo che su questo la strada sia ancora molto lunga.





